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Gli inizi: dalla passione per i motori ai kart

Infanzia e ambiente familiare

© redbull.com

Nelson Piquet Souto Maior nasce il 17 agosto 1952 a Rio de Janeiro, in una famiglia benestante e influente. Il padre, Estácio Gonçalves Souto Maior, è un rinomato medico e politico brasiliano, noto per aver ricoperto il ruolo di ministro della sanità. La madre, Clotilde Piquet, appartiene a una famiglia di origini francesi e trasmette a Nelson un’educazione rigorosa. L’ambiente familiare è inizialmente lontano dal mondo dello sport motoristico: il padre desidera per il figlio una carriera accademica o professionale stabile, motivo per cui si oppone fermamente al suo interesse per le corse.

I primi passi nascosti nei kart

Nonostante l’opposizione del padre, Nelson sviluppa un’irrefrenabile passione per i motori fin da bambino, frequentando officine e circuiti di kart locali. Per poter gareggiare senza destare sospetti, adotta il cognome materno “Piquet” come pseudonimo, iniziando così la sua carriera in incognito. Le sue abilità emergono sin da subito: mostra una naturale sensibilità alla guida e una grande intelligenza tecnica, caratteristiche che lo distinguono dagli altri giovani piloti.

Nel 1971, a soli 19 anni, vince il campionato brasiliano di kart, guadagnandosi l’attenzione degli addetti ai lavori e aprendo la strada verso il professionismo. Questo titolo segna il primo vero riconoscimento pubblico del suo talento.

Studi e ritorno alle corse

Nel tentativo di seguire i desideri del padre, Nelson si trasferisce per un breve periodo negli Stati Uniti, dove si iscrive a un corso di ingegneria. Tuttavia, l’interesse per la meccanica e per le corse lo spinge rapidamente a tornare in Brasile per dedicarsi interamente al motorsport.

Nel corso dei primi anni ’70, compete con successo nella Formula Super Vee, una categoria propedeutica molto seguita in Sud America. Nel 1976, conquista il titolo sudamericano della categoria, confermandosi come uno dei migliori giovani talenti del continente.

Il passo decisivo verso l’Europa

Grazie alle sue prestazioni brillanti in Brasile, Piquet riesce ad attirare sponsor e finanziatori che gli permettono di trasferirsi in Europa, dove il livello competitivo è decisamente più elevato. Questo passaggio rappresenta un momento cruciale della sua carriera: affrontare la scena automobilistica europea significa mettersi alla prova contro i migliori talenti emergenti e iniziare la scalata verso la Formula 1.

L’esordio in Europa e il debutto in Formula 1

Approdo nel motorsport europeo

Dopo i successi ottenuti nelle categorie sudamericane, Nelson Piquet decide di trasferirsi in Europa per confrontarsi con i migliori giovani piloti del mondo. Il suo arrivo avviene nella seconda metà degli anni Settanta, periodo in cui si iscrive al competitivo campionato britannico di Formula 3. In breve tempo, il brasiliano si mette in evidenza per il suo stile di guida aggressivo ma lucido e per la profonda conoscenza tecnica della vettura.

Il titolo britannico di Formula 3

Nel 1978, Piquet vince il British Formula 3 Championship, battendo avversari del calibro di Derek Warwick e Riccardo Patrese. Questo trionfo ha un forte impatto mediatico e tecnico, tanto da attirare l’interesse di numerose scuderie di Formula 1, colpite dalla velocità, dalla determinazione e dall’intelligenza tattica del giovane pilota brasiliano.

Il debutto in Formula 1: un 1978 in tre team

Nel corso del 1978, Piquet debutta nel Campionato mondiale di Formula 1, inizialmente con il piccolo team Ensign, partecipando al Gran Premio di Germania. Successivamente ottiene brevi apparizioni anche con McLaren e Brabham, quest’ultima sotto la gestione diretta di Bernie Ecclestone, che intravede in lui un potenziale campione. L’impressione positiva lasciata in quelle prime uscite lo convince a offrirgli un sedile fisso per la stagione successiva.

Crescita con Brabham e l’influenza di Niki Lauda

Dal 1979, Piquet è pilota ufficiale della Brabham, team storico della Formula 1. Nei primi tempi, ha l’opportunità di correre accanto a Niki Lauda, da cui apprende molto in termini di mentalità, tecnica e gestione della gara. Questa esperienza risulta fondamentale nella sua formazione. Piquet migliora costantemente e si adatta rapidamente al lavoro di sviluppo della vettura, contribuendo alla nascita di un ambiente tecnico competitivo.

Il primo segnale da campione

Nel 1980, Piquet è protagonista di una stagione eccezionale, chiusa al secondo posto in classifica generale dietro Alan Jones su Williams. Durante quell’anno ottiene tre vittorie e numerosi podi, dimostrando una maturità sportiva notevole. Questo risultato lo proietta tra i favoriti per il titolo mondiale.

Il primo titolo mondiale nel 1981

© Wikipedia

Nel 1981, Nelson Piquet conquista il suo primo titolo mondiale di Formula 1 con la Brabham-Ford. La stagione è estremamente combattuta e ricca di colpi di scena, con un duello serrato tra Piquet e l’argentino Carlos Reutemann. Il titolo si decide all’ultima gara a Las Vegas, in un circuito allestito nel parcheggio del Caesars Palace: Piquet, stremato fisicamente per le condizioni estreme, riesce a ottenere i punti necessari per laurearsi campione del mondo, diventando il secondo brasiliano a riuscirci dopo Emerson Fittipaldi.

I tre titoli mondiali: 1981, 1983, 1987

Quanti mondiali ha vinto Nelson Piquet?

Nelson Piquet ha vinto tre titoli mondiali di Formula 1:

  • 1981 – con Brabham-Ford
  • 1983 – con Brabham-BMW
  • 1987 – con Williams-Honda

Nel 1983, Piquet diventa il primo pilota a vincere un mondiale con una vettura dotata di motore turbo, segnando un momento storico per la Formula 1. Il titolo arriva dopo una lotta serrata con Alain Prost, battuto sul filo di lana nell’ultima parte della stagione. La vittoria rappresenta anche una rivincita tecnica per il team Brabham, che aveva creduto nella tecnologia turbo prima di molti altri.

Il terzo titolo arriva nel 1987 con la Williams-Honda, uno dei team più competitivi dell’epoca. Tuttavia, la stagione è segnata da una feroce rivalità interna con Nigel Mansell, suo compagno di squadra. Nonostante le tensioni e i frequenti attriti con la squadra, Piquet riesce a gestire meglio la stagione e sfruttare gli errori del britannico per aggiudicarsi il campionato.

Rivalità e intelligenza tattica in pista

Piquet non è mai stato un pilota unanimemente amato, ma è stato sicuramente rispettato per la sua grande intelligenza tattica. Diversamente da altri colleghi più istintivi, il brasiliano era noto per la sua capacità di leggere le gare, preservare la meccanica della vettura e scegliere il momento giusto per attaccare.

Tra le rivalità più note della sua carriera spicca quella con Nigel Mansell, iniziata nel 1986 quando i due si trovarono compagni di squadra in Williams. Il rapporto tra i due fu tempestoso: Piquet non accettò mai l’idea di dividere la leadership con Mansell e accusò spesso il team di favoritismi. La tensione culminò in una serie di episodi polemici e dichiarazioni al vetriolo, ma alla fine fu Piquet a prevalere nel 1987.

Non mancarono nemmeno momenti controversi: Piquet è ricordato per alcune dichiarazioni colorite (e spesso sopra le righe) nei confronti dei colleghi, come quelle rivolte a Ayrton Senna e al già citato Mansell, con cui i rapporti personali rimasero tesi anche dopo il ritiro.

Gli ultimi anni in Formula 1 e il ritiro

Dopo il trionfo del 1987, la carriera di Piquet comincia a declinare. Passa alla Lotus nel 1988, ma il team non è più all’altezza dei migliori e le sue prestazioni ne risentono. Il brasiliano fatica a ottenere risultati e le sue ambizioni si scontrano con una macchina poco competitiva.

Nel 1990 si trasferisce alla Benetton, dove riesce a ritrovare una certa forma. Conquista due vittorie nel 1990 (in Giappone e Australia) e ottiene diversi podi nel 1991, prima di annunciare il suo ritiro definitivo dalla Formula 1 alla fine della stagione.

In totale, Nelson Piquet ha disputato 204 Gran Premi, ottenendo 23 vittorie, 60 podi, 24 pole position e 23 giri veloci.

Vita privata, incidenti e ritorno nel motorsport

Attività imprenditoriali e interessi post-carriera

Dopo il ritiro dalla Formula 1 nel 1991, Nelson Piquet non si allontana completamente dal mondo delle corse, ma amplia i propri orizzonti dedicandosi a diverse attività imprenditoriali. Tra i suoi principali progetti si annoverano una compagnia aeronautica, la Piquet Aviation, e il coinvolgimento diretto nella gestione di team privati in categorie minori, come la Formula 3 e la Formula Truck in Brasile. Il suo interesse per la meccanica e l’innovazione lo porta a investire anche nel settore tecnologico legato all’automobilismo.

Il terribile incidente alla 500 Miglia di Indianapolis

Nel 1992, Piquet tenta l’avventura nella 500 Miglia di Indianapolis, una delle gare più prestigiose ma anche più pericolose al mondo. Durante le prove libere, subisce un terribile incidente contro il muro del circuito ad alta velocità. Le conseguenze sono drammatiche: il pilota brasiliano riporta gravi fratture alle gambe e subisce numerosi interventi chirurgici. La riabilitazione è lunga e dolorosa, ma dimostra una grande forza d’animo riuscendo a riprendersi e a camminare nuovamente, anche se non tornerà più a gareggiare ad alti livelli.

La carriera di Nelson Piquet Jr. e il caso “Crashgate”

Nei primi anni Duemila, Piquet si concentra sullo sviluppo della carriera del figlio, Nelson Piquet Jr., anch’egli appassionato di motori. Dopo aver ottenuto ottimi risultati nelle categorie propedeutiche (tra cui il secondo posto in GP2 nel 2006), Piquet Jr. esordisce in Formula 1 nel 2008 con il team Renault, al fianco di Fernando Alonso. Tuttavia, la sua carriera sarà fortemente compromessa dallo scandalo del “Crashgate”.

Nel 2009, emerse che Piquet Jr. aveva ricevuto l’ordine dal team di provocare intenzionalmente un incidente durante il Gran Premio di Singapore 2008, per favorire strategicamente la vittoria del compagno di squadra Alonso. Il caso esplose a livello mediatico e giuridico, coinvolgendo la dirigenza Renault e costando il posto a Flavio Briatore e Pat Symonds. L’episodio danneggiò pesantemente l’immagine pubblica di Nelson Piquet Jr. e, indirettamente, anche quella del padre, accusato da alcuni di aver gestito la vicenda con troppa ingerenza.

Un ruolo da mentore e patriarca

Nonostante il danno reputazionale, Nelson Piquet ha continuato a essere una figura rispettata nel motorsport brasiliano. Ha assunto un ruolo da mentore per numerosi giovani piloti, offrendo supporto tecnico e strutturale attraverso le sue strutture e la sua esperienza. Inoltre, ha mantenuto una presenza pubblica attiva, partecipando a eventi storici di Formula 1, interviste e documentari celebrativi della sua carriera.

Eredità e riconoscimenti

Un pilota tra i grandi della Formula 1

Nonostante sia stato un personaggio controverso, Nelson Piquet è considerato all’unanimità uno dei piloti più brillanti e completi della storia della Formula 1. La sua capacità di adattarsi a diverse generazioni di vetture, di eccellere su circuiti molto diversi tra loro e di vincere con tre motorizzazioni differenti (Ford, BMW turbo e Honda) è una dimostrazione della sua versatilità tecnica e mentale. Il suo nome figura spesso accanto a quelli di Niki Lauda, Alain Prost e Ayrton Senna nelle classifiche dei piloti più influenti degli anni ’80.

Nel 2000 è stato inserito nella prestigiosa International Motorsports Hall of Fame, un riconoscimento che celebra i protagonisti che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del motorsport internazionale. Inoltre, nel 2014 è stato onorato anche dalla FIA con una cerimonia di celebrazione per il suo contributo al progresso tecnico e sportivo della Formula 1.

L’innovazione tecnica come marchio di fabbrica

Una delle caratteristiche più distintive di Piquet fu la sua eccezionale comprensione tecnica della vettura. Autodefinitosi spesso un “ingegnere mancato”, si è sempre distinto per la sua partecipazione attiva allo sviluppo meccanico e aerodinamico delle monoposto che guidava. Fu uno dei primi piloti a suggerire modifiche al comportamento delle sospensioni per ottimizzare la resa in gara e fu tra i pionieri nell’utilizzo del setup elettronico del motore turbo durante la sua esperienza con Brabham-BMW nei primi anni ’80.

Contribuì in modo significativo al miglioramento delle vetture anche nei box, collaborando strettamente con tecnici e ingegneri. La sua capacità di analizzare dati, interpretare sensazioni di guida e trasformarle in indicazioni utili per la squadra lo resero una risorsa tecnica preziosa, oltre che un leader in pista.

Influenza culturale e stile personale

Piquet ha anche lasciato il segno a livello culturale, diventando una figura iconica per intere generazioni di tifosi brasiliani e non solo. Il suo stile diretto, spesso ironico o provocatorio, lo rese un personaggio mediatico divisivo ma autentico. Fu protagonista di numerosi aneddoti, battute taglienti e interviste memorabili, alimentando l’interesse del pubblico attorno alla sua figura, nel bene e nel male.

Il suo contributo al motorsport non si limita alle vittorie, ma si estende alla trasformazione del ruolo del pilota: da semplice esecutore a co-protagonista del progetto tecnico della squadra. Questa visione è stata in parte ereditata da generazioni successive di campioni, che hanno imparato a comunicare in modo più efficace con gli ingegneri e a partecipare attivamente allo sviluppo delle monoposto.

La carriera di Nelson Piquet è un mix affascinante di talento, furbizia, controversie e risultati. Con i suoi tre titoli mondiali, le sue polemiche accese e l’influenza tecnica che ha avuto sullo sport, ha segnato un’epoca.

Oggi resta una figura divisiva ma imprescindibile nella storia della Formula 1, un pilota che ha saputo vincere non solo con la velocità, ma anche con l’intelligenza.

 
 
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